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domenica, 16.01.2022

"Si raggiungono le persone che si conoscono"

I 135 comitati per l’educazione dell'Alto Adige sono interfacce importanti per la popolazione. Matthias Oberbacher spiega perché.

I 135 comitati per l’educazione dell'Alto Adige sono interfacce importanti per la popolazione e contribuiscono significativamente a rendere i Comuni altoatesini più sostenibili. Matthias Oberbacher spiega perché.

Come dirigente del servizio distrettuale Valle d’Isarco, Matthias Oberbacher è responsabile di 29 comitati per l’educazione che collegano le associazioni locali nei Comuni e promuovono la formazione continua nei paesi. Complessivamente, l'Alto Adige ha 136 comitati per l’educazione, che sono coordinati da otto servizi distrettuali.

Lei ha detto una volta: "I comitati per l’educazione sono la base per la sensibilizzazione sul cambiamento climatico". In che modo?

Matthias Oberbacher: I comitati per l’educazione coordinano le attività educative nel paese e organizzano essi stessi eventi culturali e formativi. Pertanto raggiungono gran parte della popolazione del paese. Ed è proprio lì, nella realtà locale, che deve iniziare la sostenibilità. Anche i comitati per l’educazione hanno chiesto alla Rete per la sostenibilità: come possiamo ristabilire la “regionalità”? Come possiamo vivere in modo sostenibile nel nostro paese? Quindi hanno una certa sensibilità per queste tematiche e sanno da dove si deve iniziare nella loro realtà.

Il clima non può essere salvato dall'individuo o da una comunità di villaggio. Perché è comunque importante la loro sensibilizzazione?

Quando parliamo di iniziative contro il cambiamento climatico, si tratta soprattutto di rivolgersi a Franz o Marie o Fatima nel proprio paese. Non importa come si chiamano, dobbiamo raggiungere le singole persone, dobbiamo avviare un cambiamento di pensiero ora. E per questo abbiamo bisogno, per esempio, di un vicino che compri localmente da un contadino e poi faccia circolare questo messaggio nel villaggio in modo che anche gli altri comprino regionalmente. Perché è più facile raggiungere la gente quando ci si conosce. E a questo fine il comitato per l'educazione è certamente posizionato al meglio.

Come è stato coinvolto il centro servizi distrettuale Val d’Isarco nella Rete?

Ci siamo cercati e ci siamo trovati (ride). Prima il collega del Distretto Oltradige/Bassa Atesina ha partecipato ad una riunione delle Rete, poi il collega del Comprensorio Salto/Sciliar. Infine mi sono precipitata anch'io e a un certo punto eravamo tutti lì dentro!

È cambiato qualcosa nel suo lavoro da quando fa parte della Rete?

I comitati per l’educazione sono già una rete. Ma grazie alla cooperazione con la Rete, la collaborazione tra i centri di servizio distrettuali è diventata ancora più forte e siamo anche diventati più sensibili alla questione della sostenibilità. Nelle nostre riunioni, per esempio, riprendiamo sempre le discussioni che abbiamo avuto nei cerchi delle biblioteche, ci chiediamo quali sono i prossimi passi da fare e quali cerchi per il clima si sono costituiti.

Può parlarmi di alcuni dei progetti attualmente in corso nei comitati per l’educazione con l'obiettivo della sostenibilità?

Nel 2021 i comitati per l’educazione di Mules, Campo di Trens e Stelvio hanno avviato il progetto "Experience Nature". Attraverso vari eventi, la gente deve imparare ad apprezzare e preservare maggiormente la natura. Per esempio, si visitano biotopi, si fanno passeggiate per conoscere le erbe o si costruiscono ricoveri per api e insetti. Un altro esempio: diversi Comuni hanno avviato giardini comunitari. Tra le altre cose, piantavamo segale tardiva, la raccoglievamo l'anno successivo e ne facevamo il pane. Quindi siamo anche interessati a far rivivere vecchie usanze. Perché in passato vivevamo tutti in modo “regionale” e autosufficiente. Un altro esempio sono i Repair-Cafés, gestiti dai comitati per l’educazione della Val Pusteria, dove si possono consegnare oggetti per essere riparati invece che gettati via, per acquistarne subito di nuovi. L'idea è di mostrare alla gente che si può riciclare molto più di quanto non si pensi.

Lei mette in rete le associazioni locali tra di loro. Quanto sono sensibili, ai suoi occhi, alla questione della sostenibilità e dove, invece, bisogna ancora promuovere consapevolezza e responsabilità?

Il dibattito sul clima è già arrivato ovunque. Ma non credo che questo renda automaticamente sensibili le associazioni. Abbiamo ancora molta strada da fare. Per esempio, molte persone vanno ancora alle prove del coro in macchina invece che in bicicletta. O se parla con un pompiere, pochissimi possono immaginarsi alla guida auto elettriche.

Come si possono motivare le persone a fare consapevolmente scelte sostenibili nella loro vita quotidiana?

Il nostro compito è convincere la gente affinché almeno provi a fare dei piccoli passi. Dobbiamo trasmettere il messaggio che cambiamenti anche piccoli possono già fare una grande differenza. Per esempio, se vado in bicicletta alle prove dei vigili del fuoco, allora sto facendo qualcosa di buono per la mia salute, per l'ambiente e forse è anche un momento di socializzazione se andiamo insieme in bicicletta alle prove. Quando le persone se ne accorgono, cambiano automaticamente i loro modelli di comportamento anche a lungo termine.

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